Voci.

Jun 03 2012

continua così…

Continua così

non lasciarmi mai

resta qui e seguimi,

colpiscimi

sparami affondami

respirami

giocami vivimi sorridimi

schivami.

L’amore non ha primavere. Ha solo nascite e rinascite eterne

ogni attimo passato insieme

è come aprirsi alla vita

è morire e rinascere contemporaneamente.

L’affetto che provo per te

in queste occasioni si accende

e partiamo insieme per quel viaggio

che non possiamo fare da soli

e arriviamo insieme su quell’altare

che ci fa sentire di vivere…

Mar 25 2012

Serena

Dolce,
nel suo gioco di corde vocali
che spezza
sui prati del verde,
l’arancio prevale.
Dorme, serena sugli occhi
Si srotola
Un lembo,
le care illazioni emozioni del tempo.
Calma
Le voglie che lieta la cullano ora,
rintocchi di madre
la poggiano al suolo.
E spenta,
si gode dei sonni la quieta realtà,
coi tacchi e le stelle
sul viso.

+

Di solo amore

   Ma perchè non possiamo
sospirando respirare
in questa stretta e lastricata
-e per la terra del profumo?-
Perchè non possiamo vivere

di solo amore

+

Ricorda che siamo passeggeri

Ricorda che siamo passeggeri,

e come tali ci dobbiamo chiamare.

Come lacrime amare,

fedeli ai vetri del finestrino,

scivoliamo lungo la nostra strada,

le code di paglia bagnate dalla pioggia;

nascondiamo le nostre paure come fanno gli angeli,

i volti ardenti sulle rughe profonde

le dita insicure, immobili come il pensiero

proteggiamo il desiderio di sicurezza

con l’esultanza del treno.

+

Siamo terra, la terra non muore mai.

31-08-2011

-Cosa avrai indosso? Cosa indosserai quel giorno?

Quella domanda ruppe la quiete della domenica mattina. Parlava con voce chiara, seppure fosse un po’ rotta. I respiri incespicavano tra le parole, come se stesse trattenendo dei piccoli singulti.

Sua moglie non rispose. Guardava le ante dell’armadio della stanza da letto, chiuso, bianco, immacolato. A quella domanda, la testa riprese a scoppiarle.

-E se fosse domani? Cosa indosserai domani?

Di nuovo, insisteva. Non voleva rispondere. Quale domani? Non avrebbe avuto nessun domani, lei. Non voleva immaginare un seguito alla loro storia, dei giorni in cui avrebbe respirato, pianto, riso, e delle notti in cui si sarebbe obbligata a dormire, avrebbe respirato, pianto e col passare del tempo anche riso.

Si alzò di scatto e iniziò a riordinare i loro vestiti, sparsi sul letto, alcuni spiegazzati, altri già impilati uno sull’altro. Stava cambiando stagione, era tempo di tirare fuori golf e calze un po’ più pesanti, e pantaloni di flanella. Le sue mani si muovevano frenetiche da un maglione all’altro, così i suoi occhi, e dentro di lei non riusciva a stare ferma. – Che cosa farò? Che farò??- pensava – non te ne andare, ti prego ti prego non farlo. Non prenderlo, ti prego.

Dalla testata del letto lui si allungò fino ad afferrarle le mani, le strinse, se le portò al petto. Lei si fermò. I suoi pensieri si paralizzarono, e poi con un tuffo al cuore sentì ancora una volta, lento e stanco, il respiro regolare del marito, e poi il suo, frenetico, affannato, terrorizzato quanto lei, vigile come una lepre in fuga in mezzo agli spari. In quel momento qualcosa dentro di lei si scaldò, vide quella piccola lepre rallentare, fermarsi e, finalmente, annusare l’aria serena. Un’altra volta, il suo cuore si era calmato. Lo guardò,gli occhi le divennero lucidi: lui sorrideva.

Le indicò con lo sguardo una maglietta bianca con dei fiori di giglio disegnati sopra, una gonna nera, larga, che le arrivava al ginocchio. Lei prese una giacca nera spaiata, un po’ vecchia, ma ben fatta e ancora lucida, e la appoggiò vicino agli altri due capi.

Poi si avvicinò alla cassettiera e vi tirò fuori un paio di occhiali scuri, e con un ultimo sospirò triste li lasciò cadere sopra al mucchio, prima di gettarsi nuovamente tra le braccia del marito.

- Sarai bellissima come sempre – le disse, regalandole un altro sorriso – mi dispiace solo che non potrò guardarti, ma con gli occhi del cuore tu sai che ti guarderò. Posso già immaginarti, oggi e in ogni altro giorno della tua vita, radiosa, felice, cordiale o arrabbiatissima. Ma ti prego, non rassegnarti mai.

Non mi abbandonare – gli sussurrò, stringendosi al suo petto, esausta.

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